That’s the right way to grow a star

L’arte ha ammesso nelle sue stanze l’immagine pura, ossia il fantasma. Questo fantasma è un’evidenza che si ritrae, che è fatta per essere fraintesa, per essere commentata ed interpretata. Insomma, l’immagine che l’arte ha ammesso nel suo regno è l’estremo fenomeno visisvo, il contesto visuale. Questa immagine ha due aspetti inquietanti. Il primo aspetto è l’evidenza, il secondo è l’apparenza. L’evidenza è la capacità che ha l’immagine di rimenere chiara e ineluttabile, l’apparenza è la proprietà dell’immagine di manifestarsi comunque e dovunque si vuole che essa si riveli. Quest’ultima caratteristica la rende manipolabile, riproducibile e sovrapponibile, la rende effimera, intercambiabile e soggiacente, in definitiva la rende funzionale. La fotografia se produce delle immagini fa tutto ciò, ma se, invece, si offre come strumento di raccordo tra mondo (soggetto) e senso (rappresentazione) ossia come legame tra ciò che sta al di là
dell’esistenza (oggetto) e ciò che l’esistenza sceglie per proporsi come tale (soggetto, “sub jectum”), allora diventa un’opera d’arte. La pittura sta a questa particolare immagine come la strada alla gomma che le ruota sopra: più è liscia più la ruota scorre. Con questo voglio dire che l’immagine si offre alla pittura come vettore di trasporto di senso ma è la pittura che crea il percorso meno accidentato affinche questo senso si svolga e si muova.
con stima
Marcello